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I riti funebri

Nell’uscita di Marzo del mensile di settore Tecnica, è stato pubblicato un articolo molto interessante a cura della dottoressa Emily Marie Dardiz, Counsellor professionista in dinamiche relazionali a indirizzo fenomenologico esistenziale. Si tratta di un articolo affascinante, nel quale l’insieme di riti successivi a un decesso vengono analizzati dal punto di vista dei benefici per coloro che attraversano l’evento luttuoso.

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Le usanze sociali e religiose nei riti

La dottoressa Dardiz scrive: “Lo si coglie in chi si affida alle usanze del proprio credo, o spontaneamente, in alcune date specifiche: i riti portano con sé un grande beneficio nella cura del ricordo per chi decide di celebrarlo in una modalità più intima, personale”. 

È indubbio, infatti, che la spiritualità sia sempre stata un elemento di guida e conforto in tutta la storia dell’umanità. Per quanto riguarda i riti funebri, la dottoressa ci spiega che quello dell’ultimo saluto è un rito molto comune in tutte le culture. Ci sono elementi comuni in tutte le società: emozioni intense, sentimenti profondi e scelte importanti, “ha lo scopo di agevolare la vicinanza delle persone che desiderano condividere il dolore e dare supporto”: la dottoressa parla dell’aggregazione sociale permessa proprio da momenti come la cerimonia funebre. 

Al momento di un evento luttuoso è molto complesso, soprattutto per i cari più prossimi al defunto, districarsi dal vortice di emozioni che li sovrasta e avere chiara l’organizzazione degli oneri che si presentano nei giorni successivi. Gli schemi sociali – per esempio essere già a conoscenza di quali riti avverranno nei giorni successivi a un decesso, in base alla propria tradizione – sono fondamentali per tutti coloro che vengono colpiti dal lutto: i parenti hanno così una guida sicura sulle necessità organizzative che si presentano in quel momento, ma soprattutto coloro che desiderano partecipare al dolore delle famiglie sono agevolati nella partecipazione all’evento e nella possibilità di dimostrare sostegno e vicinanza con la giusta delicatezza e sensibilità, necessarie in quel momento.

I riti personali per la memoria

Il rito funebre non si limita solo a un contesto religioso: dopo un evento luttuoso, ogni azione e ricorrenza assume un significato diverso, soprattutto nel primo periodo. La dottoressa Dardiz parla giustamente delle “prime volte senza”: ricorrenze particolari, ma anche abitudini quotidiane, che possono subire una trasformazione da momenti di grande gioia a occasioni di estremo dolore. 

La memoria di un caro che non c’è più lascia un vuoto molto difficile da colmare, ma il dolore può essere attraversato e trasformato in diversi modi: “Grazie ai riti si può immaginare di dare un diverso significato. Pur vivendo il dolore, si può ampliare la visuale e cogliere la gratitudine di aver vissuto del tempo con quella persona. Questo è possibile creando degli altri riti. Sono azioni personali, intime, che curano il ricordo e hanno valore fondamentale per trovare un nuovo equilibrio”.

Il significato del rito, insomma, si trasforma in un orizzonte più personale. Oltre alle tradizioni diffuse nella società, un importante metodo per l’elaborazione del lutto è quello di creare tradizioni e riti personali, che permettano di ricordare chi non è più in vita attraverso gesti e azioni, che assumono nuovi significati. Ma nel concreto, quali sono questi nuovi riti e gesti di conforto per chi attraversa il lutto?

“Accendere una candela, comprare un dolce per il suo compleanno, recarsi nel luogo che amava il giorno del suo anniversario, scrivere una lettera, organizzare una cena e ricordare le sue battute, le sue abitudini, i suoi insegnamenti” – propone la dottoressa. Questi riti e abitudini permettono a chi vuole ricordare qualcuno di sentire più vicina la presenza della persona cara, un tributo alla sua memoria, senza tempo.

L’analisi della dottoressa Dardiz è estremamente utile per capire come trovare conforto nel delicato momento del lutto. Si tratta di un’esperienza presente da sempre nella storia dell’umanità: ogni cultura genera le proprie tradizioni per mantenere viva la memoria dei propri cari e alleviare la difficoltà di una perdita; mentre a livello psicologico è fondamentale sviluppare dei riti personali per superare le emozioni che la perdita di un caro inevitabilmente comporta.

Vittorio Natangeli

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